lunedì 2 novembre 2009

“Ineluttabile modalità del visibile” - Ulisse

Fulvio Ferrero ci regala questa poesia, intitolata

“Ineluttabile modalità del visibile” - Ulisse


Là a guardare,
solitudine ad odorare il mare.
Le onde che sbattono,
sciacquano negli antri della scogliera,
la rema sfrenata schiuma sulla rete scaltra,
superba e derisa.
Non ghermì il mondo,
lo perde chi lo brama.
Galleggiante bruno annodato
tra rigurgiti dell'onda,
marame reietto d'oltretomba,
sdiluvio di plastiche, alghe
nafte, bidoni, ricci, valve,
ferraglia rugginosa,
scialbore verde scheggiato del vetro
e bolle di schiuma, lordure
fetore crudo e salsedine
gridi, lamenti d'uccelli,
per l'occhio spiaggiatore.
Mare, sera di Sicilia
sciabordante sulle murate
l'acqua striscia sulle sentine
e stantuffi martellano il tempo
nell'oracolo rotante di radar
della fame ruffiana.
Una sirena lontana,
canta alla luna la ballata dell'Orca,
sfumea di viola Scilla e Cariddi.

Dedicato a Orcynus Orca

mercoledì 22 luglio 2009

Un breve, intenso racconto proposto da Monica

Il principe e il soldatino blu

C’era una volta ai piedi di una meravigliosa quercia, situata nel cuore del folto bosco di Regno Lontano, un bellissimo soldatino di nome Samuel.
Rinchiuso in una teca di cristallo, circondato da sette lupi bianchi a fargli da guardia, un tempo stratega brillante e temerario, era il giovane immerso in un sonno eterno.
Colpito al cuore da una pallottola d’oro partita a tradimento dal moschetto nemico di un Soldato Nero, durante una delle più sanguinose guerre che lui si fosse mai trovato a dover combattere all’interno delle proprie Terre, persa la vita nello scontro diretto, lo sfortunato riversava in un sonno senza risveglio.
E splendente nella sua meravigliosa giubba blu e il fedele fucile al fianco, il giovane eroe giaceva inerme, dopo aver affrontato nel corso di tutta la sua vita innumerevoli battaglie con coraggio e sprezzo del pericolo riportando solo vittorie grazie alle sue brillanti capacità belliche. Senza che nessuno avesse più ricordo di lui, lasciato per sempre all’indomani del suo brutale decesso sul campo a obliare nel torpore eterno della dimenticanza, creatura ormai inutile, incapace di offrire oltre i suoi servigi al proprio Regno, che ne aveva già abbondantemente beneficiato fino alla sua scomparsa, abbandonato a dormire all’infinito il sonno cupo dei dispersi.
E niente e nessuno sembrava più dedicare a lui un solo pensiero capace di riportarlo in vita.
Ma un giorno il giovane principe Nicolas, regnante del vicino Regno di Valle Ombrosa, di passaggio in quei Luoghi in groppa al suo destriero, nel vedere il dolce viso del soldatino così ingenuo e disarmante riverso in quel sonno senza sogni, innamorandosene all’istante, deciso a vederlo sorridere di nuovo come un tempo, convinto di poterlo riportare in vita, stringendo le briglie del suo cavallo con foga, senza porre tempo in mezzo prese dritto lungo il sentiero che portava alla Stanza dello Spirito e del Tempo dove dimorava la Fata Bianca deciso a chiederle aiuto.
“Ma questo è impossibile!” sentenziò stravolta l’integerrima Maga capace da sempre di realizzare qualsiasi desiderio, nell’ascoltare la sua richiesta, divorando nervosa a grandi falcate il pavimento di pietre della sua dimora, sfuggendo lo sguardo supplichevole del giovane, che entrato di filato nel suo maniero non aveva tentennato neppure un secondo nel rivolgerle la sua accorata preghiera.
“Lui non ha più un cuore adesso! E senza di esso non potrà mai risvegliarsi!” spiegò lei diretta, scura in viso.
Ma il principe Nicolas deciso a non arrendersi a quelle parole, strinse i pugni con forza “Io però ho un cuore!” ribatté fermo “E potrei dividerlo con lui!” gettò di un fiato.
A quell’appello la Saggia indietreggiò frastornata, carezzando con fare distratto il grosso volume rilegato in pelle ricoperto di polvere, posto sul Leggìo al centro della Stanza, al cui interno erano scritte la pagine più importanti della cultura mistica di tutti i tempi “Ma tu sei un uomo e lui è un uomo! E questo non è concesso! Tu devi donare il tuo cuore ad una giovane e bella principessa capace di amarti e rendere la tua vita gioiosa rallegrandola con l’arrivo di tanti bambini, figli vostri! Scelta che avrebbe compiuto di certo anche lui se ne avesse avuto la possibilità!”
Chinando il capo dinanzi a quella sentenza, lui deglutì a vuoto “Neppure se tutto quello che voglio nella vita è vederlo sorridere ancora una volta? Nemmeno se il mio unico desiderio è quello di togliergli quella pallottola dal petto?”
“Pensaci bene!” tossì la Fata “Non è facile dividere un cuore per due! E’ una cosa molto complicata! Affinché possa avvenire è necessario che il tuo amore verso quel giovane sia vero e sincero, altrimenti nel momento stesso in cui io starei operando su di te il mio incantesimo, tu moriresti sbranato dai sette lupi bianchi della paura, posti al suo capezzale dallo spirito della morte al fine di assicurarsi che il sonno del suo protetto non venisse mai interrotto!”
“Lo so!” annuì lui mentre muta una lacrima prese a solcargli la guancia “Io ne sono cosciente! Siete solo voi a dubitarne!”
E la Fata Bianca affogando in quella goccia d’amore, deglutendo a fatica, tremante per la prima volta nella sua secolare carriera di artefice dell’occulto, senza battere ciglia a quel gesto, posò la bacchetta sul petto del soldato e avanzò con un solo colpo della voce “Se è quello che vuoi!”
E prima ancora che lei avesse terminato di pronunciare per intero il suo sortilegio, Samuel aprì gli occhi sano e salvo, portando nel petto l’altra metà del cuore del suo innamorato, risvegliandosi per sempre dal suo torpore.
Riportato in vita dal sentimento di lui vero e sincero, tanto forte e sconfinato da aprire un varco oltre le barriere dell’oscurità dietro cui era stato imprigionato, dimenticato per sempre, tanto potente dal non conoscere il tentennamento dell’incertezza.
E perdendosi negli occhi dello splendido principe, apparso d’improvviso al suo fianco, scioltosi in mille bagliori di luce dalla Camera della Fata per apparire al suo capezzale, tendendogli la sua mano, il bel soldatino blu gli sorrise dolcemente, sotto gli occhi raggianti della Saggia Bianca che colma di gioia, incollata alla sua sfera di cristallo, non riusciva a negarsi un solo istante di quel portentoso miracolo chiamato Amore.
E abbracciandosi d’istinto l’un l’altro, i due vissero per sempre felici e contenti.

domenica 5 aprile 2009

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domenica 15 febbraio 2009

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